giovedì 30 luglio 2020

-GIOVANNI-

                                                       



-GIOVANNI-








Nel cimitero di Castelnuovo di Conza, sola presso un muro, si trova una tomba dimenticata di marmo bianco, solo fino a qualche anno fa qualcuno ancora talvolta portava un lumino e negli anni solo un fiore giallo e rosso di plastica adorna la lapide di pietra che costituisce la tomba, e la sua croce di pietra che la sormonta è avvolta da un ormai arrugginito, quanto affascinante fil di ferro.

In una nicchia del candido marmo è incastonata e protetta alla meglio da un vetro la foto molto grande e ormai centenaria di un ventitreenne morto 102 anni fa.


La sua antica tomba non contiene un corpo, è solo un simulacro e fu fatta costruire dai suoi parenti tempo dopo la sua morte scoperta nel 1921 da una lettera inviata da Washington D.C.
Giovanni era un emigrante che insieme a suo padre Nicola, 59 anni, corallaro, e nel 1910 aveva 14 anni di età, quando giunsero a Ellis Island.

Non ci è dato di sapere cosa facesse là nelle Americhe, ma la sua storia e quello che fece a 23 anni è molto importante e bello da raccontare.

Fu ricca di fermento l'estate del 1917 quando Woodrow Wilson, Presidente degli Stati Uniti d'America, dichiarò guerra alla Germania e ai suoi alleati facendo in modo che il neutralismo americano nei confronti della Grande Guerra europea avesse fine.


Migliaia furono i soldati italo-americani che andarono a costituire nel giugno del 1917 il primo nucleo dell'American Expeditionary Force con oltre 120000 soldati che poi verso la fine della guerra sarebbero diventati un milione.

Il Deutesche Heer del Kaiser tedesco Guglielmo II di Hohenzollern era diventato un problema per i poilus francesi e Giorgio V d'Inghilterra: infatti anche se l'esercito imperiale era stato duramente colpito dalla sua stessa tattica della guerra di logoramento in trincea e specialmente nel fango di Verdun, di Ypres, di Passchendaele e nella seconda battaglia della Marna; nonostante i tedeschi combattessero praticamente da soli contro tutto l'Esercito francese (che era il più grande del mondo con 8 milioni di soldati in armi), e numerosi contingenti dall'India, dal Canada, dall'Australia, dalla Scozia, dall'Inghilterra e dalle colonie d'Oltremare anglo-francesi econtro l'Esercito italiano a Sud, essi resistevano tenacemente.

Addirittura sconfitti i russi a Est, Hindenburg e Ludendorff, comandanti in capo dell'Esercito tedesco, ottennero un milione di soldati in più da poter rischierare sul fermo Fronte Occidentale, la Tomba di Fango del Vecchio Esercito Tedesco ormai composta da sole unità della riserva, e nel 1918 riuscirono a scatenare l'Offensiva di Primavera o Kaiserslacht, La Battaglia per l'Imperatore.

Come ben sappiamo, l'esercito tedesco non vinse la Grande Guerra, però con l'Offensiva di Primavera esistette la reale possibilità di rompere il fronte Alleato, e in vari punti i tedeschi ci riuscirono anche, ma la controffensiva alleata fu pronta e inesorabile vista la perdita di slancio tedesca, finchè l'11 novembre del 1918 si arresero dopo la fantastica avanzata nell'offensiva della Mosa Argonne portata avanti dallo U.S. Army e dai problemi sul Fronte Interno in Germania (scontento sociale, fame, alto numero di caduti...).

John Pershing, comandante dell'Esercito Americano, aveva a dispozione 18 divisioni tra cui 2 battaglioni di carri armati Renault Ft comandati dal colonnello e poi generale comandante di armate corazzate nella Seconda Guerra Mondiale, George Patton.


L'11 settembre l'esercito tedesco si ritirava e la cittadina di Saint Mihiel nel Nord della Francia divenne l'obiettivo dell'esercito americano intenzionato a conquistare poi la cittadina di Metz e sfruttando la sua rete stradale avrebbero potuto così penetrare in territorio tedesco.

Ritirandosi i tedeschi si stabilirono su una linea di 40 chilometri che costituiva il saliente di Saint Mihiel tenuto dalla V Armata tedesca.



La prima armata americana, di cui facevano parte l'82a, 90a, 5a, 2a e la 78a divisione portò il primo assalto a Thiacourt, attraversando un piccolo fiumiciattolo con un malandato ponte di legno sconquassato da oltre 100000 colpi di cannone esplosi per fare il fuoco di preparazione all'avanzata dei carri e della fanteria presso Pont-a-Mousson.

Il 12 settembre, primo giorno della battaglia morirono circa 7000 soldati americani e 10000 tedeschi della 5a Armata che riuscirono a reggere adottando la tattica della difesa elastica.

E qui c'entra qualcosa Giovanni.


Giovanni si arruolò nell'esercito americano presso un ufficio di arruolamento di zio Sam a Washington D.C. il 12 ottobre del 1917, e partì come volontario per l'Europa un mese dopo, nel 327mo reggimento di fanteria, compagnia L.

Questo reggimento in seno alla 164a brigata di fanteria sarebbe stato tra i primi a portare avanti l'assalto con il supporto dei carri armati.



Però Giovanni non era un pilota di carri armati, bensì faceva parte della fanteria di supporto che seguiva i carri armati e li proteggeva sui fianchi e posteriormente evitando che gli Jager tedeschi potessero usare le granate per fermarli.

Non Sapremo mai se Giovanni attraversò il ponte o fu colpito prima, però cadde il 12 settembre 1918.

A Castelnuovo si seppe della sua morte solo il 4 febbraio del 1921, da una lettera inviata al Comune da Washington tramite l'ambasciata italiana.




Morire lontano da casa e da tua moglie, castelnovese anche lei (era una Casillo), a oltre 10000 chilometri da casa tua, con un proiettile che ti brucia in corpo e ti ha dato la sensazione di un colpo di martello sulle membra mentre giaci tra l'erba e tutto diventa improvvisamente buio, deve essere tremendo.
Hai paura e non puoi scappare.
La tua gioventù è finita e non vedrai mai più la tua casa al di là del mare.

Può anche darsi che Giovanni sia stato ucciso dalle schegge delle granate o degli shrapnel dell'artiglieria e non soffrì a lungo.

Comunque sia egli è sepolto presso una collinetta presso la cittadina di Mont. Saint-Mihiel e la tomba vuota che lo ricorda qui a Castelnuovo lo fa sentire un po' più vicino a chi, commosso, ricordava e vuol ricordare ancora il sacrificio di un soldato dimenticato morto oltre un secolo fa.



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